venerdì 20 marzo 2015

KARMA E DHARMA

Karma e Dharma



Karma : per tantissimi è una parola misteriosa di cui s'ignora il vero significato, ad altri invece è noto il significato, molti, purtroppo invece, lo usano impropriamente, a proposito di tutto e di niente, svilendola così del vero e profondo significato che essa racchiude.

Karma e Dharma: debiti e crediti


Anche se può apparire abbastanza riduttivo, il concetto di Karma è quello di una sorte di “debito” dovuto, nella vita, per azioni non positive, mentre quello di Dharma è una sorte di “credito” per quelle positive e buone.


Il Karma, secondo i testi sacri tibetani, è uno “stato mentale” e di questi stati ce ne sono due : uno “stato mentale temporaneo”, legato dunque al livello mentale che appare e scompare, l’altro corrisponde a un livello mentale “primario” legato alla mente principale.


Il Karma appartiene alla prima definizione di livello mentale, cioè quello temporaneo: per spiegarlo faremo qualche esempio. Può capitare di essere , per qualche situazione, arrabbiati, irati : ma questo stato non dura per sempre poiché ha un inizio e una fine, ovvero è temporaneo. Essere arrabbiati dunque appartiene allo stato mentale temporaneo , cioè quello che appare e allo stesso modo sparisce.

Il Dharma è, sostanzialmente la “rettitudine“, la conseguenza diretta per le buone azioni che abbiamo fatto e che ci vengono computate come “crediti”. Ma per capire meglio il concetto dobbiamo approfondirlo parlando di reincarnazione e, alla luce di questo, approfondire lo stesso termine di Karma.


Letteralmente Karma deriva dal sanscrito e significa “legge di causa ed effetto”: una legge scritta nel tempo, una legge cosmica e universale a cui tutti, volenti o nolenti, ci crediamo o meno, obbediscono.

L’universo intero è sottoposto a questa Legge, per cui possiamo definirla senza dubbio come una Legge Divina.


Una legge che anche scientificamente abbiamo definito: ad ogni azione corrisponde, necessariamente, una reazione uguale ed opposta. Filosoficamente diciamo di compensazione, di riequilibrio.


In pratica se , ad esempio e per intenderci, sferriamo un pugno ad una persona, quest’ azione violenta deve essere necessariamente compensata, riequilibrata, perché , in modo inequivocabile, ci viene attribuito, si appiccica addosso, un debito per la cattiva azione. Debito che deve essere estinto, riequilibrato in questa, o in un altra vita. Come anche in questa vita è possibile che stiamo “riequilibrando” un debito acquisito in un altra. La Legge Divina è necessaria per condurci lungo il cammino di purificazione ed elevazione spirituale.


Come vedete non è molto lontano dal concetto “occidentale” di peccato : per la religione cattolica, ad esempio, il peccato commesso va scontato nella vita ultraterrena , non ammettendo quest’ultima la possibilità di vivere un altra vita terrena. Quindi l’energia sarebbe compensata dall’anima o con l’inferno (stato permanente), o con il Purgatorio (stato transitorio) o con il Paradiso (stato definitivo): solo il concetto di stato permanente è estraneo alla dottrina del Karma .


Tutto sommato il Karma equivale alla nostra “coscienza” e come tale esiste in varie forme : quella individuale, quella familiare, quella nazionale , quella collettiva. E’ il Karma (coscienza) stesso ad essere “giustiziere” per questa legge universale.


Ma un Karma “sporco” può essere “ripulito”, reso trasparente: la rettitudine, il Dharma, come l’insegnamento di un buon maestro può servire a questa Legge Universale o Divina di compensazione.


Il Karma , d’altra parte, lancia dei chiari segnali quando attende di essere ripulito e riequilibrato : a chi non è mai capitato quella classica sensazione di un deja vu nel vivere alcune situazioni che sentiamo di aver già vissuto, oppure di capire che un improvviso malessere fisico è attribuibile a “qualcosa di non buono che abbiamo fatto” , oppure un sogno che viviamo dal profondo come un avvertimento?


Esso, dunque è il riequilibratore universale delle nostre azioni, anche commesse in altre vite. Mentre per l’occidente il tempo è lineare , ovvero ha un inizio e una fine, per i tibetano è invece a forma di ruota (Sansara) , ovvero è ciclico e prevede la reincarnazione che in altre parole è l’anima che prende un altro corpo per riequilibrare il suo Karma individuale per purificarsi ed elevarsi spiritualmente.


Per il cattolicesimo questa vita terrena è la sola disponibile: qui ci si può pentire e confessare, accedendo alla salvezza, fermo restando quello che è stabilita come “pena“, tutta da scontare in questa vita o nell’altra al termine di questa unica vita terrena. Fermo restando che, in deroga a questa Legge Divina, che pur i cattolici ammettono esistere, la Chiesa può ovviare alla “pena” con le “indulgenze” ovvero soprassedere o “purgare” parte della pena dovuta a sua discrezione.


Nelle filosofie orientali, le più antiche in assoluto, invece si ammette la reincarnazione: ad esempio, nei testi Veda il bambino appena nato recherebbe con se un sacchetto di semi che altro non sono che le azioni per cui verrà ricompensato o di cui viene chiesto il riequilibrio in questa vita.


Insomma se ha seminato bene nell’altra vita riceverà bene, se ha seminato male ne riceverà altrettanto.


Le buone azioni e la Rettitudine, il Dharma, possono essere la purificazione del Karma: per la qual cosa i tibetani usano affidarsi a un “maestro” che li guidi sul sentiero luminoso della purificazione.


Purtroppo noi occidentali usiamo “deformare” questi concetti a nostro uso e consumo svilendo non solo il significato e il concetto universale di questa profonda filosofia , ma usandola anche per scopi meno nobili e impropri, che ha come conseguenza quella di sporcare il Karma di chi fa un abuso o un uso improprio o non veritiero di questa verità universale.


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