giovedì 13 aprile 2017

L’INVEROSIMILE CONSISTENZA DEL BUIO


È appurato che viviamo in un mondo fenomenico, e che nei fenomeni che possiamo osservare appare lampante un principio didualità.

Sperimentiamo il freddo perchè, allo stesso modo, siamo in grado di provare caldo. E così avviene per il giorno e la notte, il flusso e il riflusso delle maree, la veglia e il riposo, la sistole e la diastole del nostro cuore, l’inspiro e l’espiro…

Saremmo tentati di accomunare a queste coppie di opposti anche la luce e il buio, considerando l’una all’alternarsi dell’altro.

Tuttavia, se per tutte le altre alternanze si può osservare una consistenza “in sé” del fenomeno (quando il cuore si contrae procede in una direzione precisa, e lo stesso avviene per il moto contrario, quando si rilascia), così non è nel caso della luce e del buio.

La luce ha certamente una consistenza: se ne può identificare un’origine e la si può misurare. Il buio no. Si può arrivare a misurare la luce = zero. E questa misura viene chiamata buio.

Semplicemente, possiamo dunque affermare che il buio è assenza di luce.

Sperimentalmente, infatti, mentre per “fare luce” basta accendere un fiammifero, non si può in alcun modo “produrre” il buio. Per ottenerlo bisogna necessariamente “blindare” la luce, ovvero impedire che ogni sorgente luminosa – anche minima – interferisca. E ciò descrive esattamente quanto il buio sia assenza di luce.

Occorre molta più energia per “fermare” la luce di quanta ne occorra per produrla. Di giorno, dovremo probabilmente isolare uno spazio per mezzo di pareti sigillate con cura, ma anche di notte non si può dire che sia del tutto semplice ottenere l’oscurità assoluta…

Tutto ciò ci induce a pensare che la luce sia una realtà oggettiva, mentre il buio rappresenta semplicemente la negazione di quella realtà.

In sé e per sé il buio dunque non esiste. È un’illusione generata dalla semplice assenza di ciò che invece esiste realmente: la luce.



Anche quella sensazione, amici miei, che proviamo spesso di “procedere al buio” è dunque anch’essa un’illusione, prodotta dall’assenza di qualcosa. Un’assenza di conoscenza, di comprensione… L’impossibilità di riconoscere che, semplicemente, non stiamo “vedendo” qualcosa. Che in qualche modo – autoindotto o dovuto alle circostanze – ci viene sottratta la luce. Che ci troviamo insomma in un bunker di solide mura da cui non filtra alcun raggio di sole.

Oltre quelle pareti, però, il sole risplende sovrano e basterebbe aprire uno spiraglio per sconfiggere in un sol colpo ogni illusione di buio.



Fatemi un favore: ogni volta che non ce la fate più, che vi sembra venir meno in voi ogni speranza, che la vita diventa un fardello insopportabile… accendete un fiammifero. Per ricordare. Per dimostrare a voi stessi che per cambiare la situazione basta un gesto, basta “far luce”.

Si tratta di un gesto simbolico, naturalmente, che non cambia di per sé le cose. Ma se lo faremo in molti, ogni volta, questo mondo che appare così buio si trasformerà in un cielo punteggiato di stelle.

Luci che annunciano l’alba che verrà.



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